Beata Vergine della Salute

Santuario della Beata Vergine della Salute di Puianello

svolgono servizio i Frati Minori Cappuccini

Padre Raffaele da Mestre

Il Santuario della beata Vergine della Salute sorge sul colle di Puianello, in comune di Castelvetro (Mo), a 475 metri sul livello del mare; è una magnifica balconata sulla Pianura Padana e, di lassù, si gode di un panorama che spazia fino alle Alpi.
Pochissime case circondano il Santuario e formano l’abitato di questa piccola località che è sotto la giurisdizione della Parrocchia di Levizzano Rangone nell’Archidiocesi di Modena-Nonantola.
A metà del secolo XVII, il conte Ugo Rangoni fece erigere su questo colle una cappella in onore della Beata Vergine della Salute, con tutta probabilità, per ringraziare la Madonna dallo scampato pericolo di peste che, sempre presente in fase endemica, nei primi decenni del secolo si era manifestata in fase epidemica in tutta l’Italia Settentrionale. Questa primitiva costruzione andò in rovina e fu per opera della contessa Teresa Naldi Rangoni, nipote ed erede di Ugo, che venne posta la prima pietra dell’attuale Santuario il 26 aprile 1716. I lavori di costruzione durarono cinque anni e l’8 settembre 1721 ci fu la sua inaugurazione solenne. Si presume che l’estensore del progetto fosse l’architetto estense, conte Frigimelica di Padova.
Teresa Rangoni, decise di lasciare tutti i suoi beni in eredità all’Ospizio dei Poveri di Modena con la clausola specifica del mantenimento perpetuo dell’Oratorio di Puianello. Non contenta delle garanzie e delle cure di detta Opera Pia, la contessa nominò erede fiduciario il conte Abate Ottavio Rangoni raccomandandogli in particolare il Santuario in cui si dovevano celebrare annualmente 250 messe per la sua anima.
L’Abate, esecutore testamentario, lasciò rendite sufficienti per il mantenimento anche di un cappellano e riservò alla famiglia Rangoni il diritto di giuspatronato.
Il primo custode del santuario fu don Cassiano Vandelli che ottenne dal Duca Filippo Sforza Cesarini il titolo di Protonotario Apostolico. La custodia fu assicurata fino al periodo napoleonico in cui furono confiscati i beni e non mancarono neppure pesanti saccheggi durante l’occupazione francese del Ducato Estense. Gherardo Rangoni, figlio del conte Bonifacio e pronipote dell’Abate Ottavio, con rogito del 29 marzo 1820, dopo aver alienato tutti i suoi beni, cede, tra l’altro, l’Oratorio di Puianello al Sig. Giulio Reggianini. Quest’ultimo si impegna al mantenimento dell’uso sacro della struttura e alle spese di cappellania per la celebrazione delle 250 messe che, in seguito a rovesci economici, furono ridotte prima a 150, poi a 100 e, infine, sospese del tutto.
Nel 1826, il Vescovo di Modena S.E. mons. Giuseppe Sommariva visita il Santuario e riscontra che tutto è giuridicamente in regola.
La famiglia Reggianini non è più in grado di mantenere il decoro del Santuario ed aliena anche tutti i beni riservati al mantenimento della cappellania tanto che il parroco di Levizzano, don Botti, nel 1880 espone al vescovo di Modena la tristissima condizione in cui versa l’Oratorio di Puianello.
Le cose non migliorano se, nel 1894, don Serafino Rossi, cappellano, scrive lamentandosi che la famiglia Reggianini abbia distrutto e rovinato tutti i beni lasciati dalla Nobildonna Teresa Rangoni.
Intanto la proprietà del Santuario, nel 1884, era passata al dott. Alessandro Coppi. Successivamente, grazie all’intervento della generosa benefattrice sig.ra Tagliazucchi Giustina ved. Vandelli che acquistò l’Oratorio facendone dono alla Parrocchia, la proprietà passò al Beneficio Parrocchiale della Parrocchia di Levizzano Rangone. Le trattative non sono facili anche a causa delle leggi anticlericali del Regno d’Italia (in particolare: Legge Siccardi), ma, finalmente, il Decreto del Governo permette all’Arciprete don Gaetano Nava di firmare il contratto il 2 ottobre 1911. Inizia un nuovo corso nella storia del Santuario.
Il parroco di Levizzano ebbe un ruolo attivissimo: rinnovò la cappellania, diede avvio ai restauri e, l’8 settembre 1921, celebrò solennemente la ricorrenza del bicentenario.
Verso la fine del secondo conflitto mondiale, il parroco di Levizzano, don Eliseo Capitani, avvia le trattative con Padre Ugolino da Niviano per cedere ai frati la chiesa della Madonna della Salute. I cappuccini Padre Filippo Miani da Monza e Padre Nicola da San Rocco giungono a Puianello già nel 1947 e da allora si rendono attivi per gli aspetti sia religiosi sia materiali. Il Santuario versa in condizioni miserevoli; l’abitazione dei frati non ha neppure i vetri alle finestre e le porte sono state sfondate durante la guerra.
I frati lavorano sodo, mentre le superiori autorità giungono il 27 novembre 1954 ad un Capitolato firmato da mons. Cesare Boccoleri, Vescovo di Modena e da Padre Ugolino Da Niviano, Provinciale della Provincia dell’Immacolata Concezione di Parma. Da quel momento i Frati Minori Cappuccini hanno ufficialmente in cessione ad “nutum S.Sedis” il Santuario di Puianello e quanto vi è annesso.
L’Arcivescovo concede anche, con decreto 19 gennaio 1955, la licenza ad aprire nell’Archidiocesi una “Domus Religiosa”, detto in maniera più semplice, si costituisce ufficialmente la prima Fraternità dei Frati Minori Cappuccini con Padre Cornelio, Guardiano, Padre Adeodato, Padre Sebastiano da Verica, e Padre Enrico Benassi.
Non è possibile elencare i lavori svolti in questo periodo per rendere abitabile la casa, per il restauro del luogo di culto, per la fruizione degli spazi esterni. Per merito dei frati, giunge l’energia elettrica, si fa l’allacciamento all’acquedotto, si istituisce una piccola classe di scuola elementare, viene installata una rete fognaria…
Il 18 marzo 1971, il Presidente della Repubblica Italiana riconosce come Ente Morale, cioè soggetto avente personalità giuridica propria, il Santuario di Puianello.
Il Santuario è un cantiere sempre aperto: ogni nuovo Rettore realizza lavori di ristrutturazione, costruisce, amplia, modernizza.
Quando si sale la lunga scalinata con le stazioni della “Via Crucis” che porta all’ingresso del Santuario, ci si trova di fronte una struttura bella e accogliente per i numerosi pellegrinaggi frutto di un lavoro assiduo che continua sempre: ci sono parcheggi, un piazzale dedicato alla Madonna di Fatima per le grandi celebrazioni, sale di accoglienza.
Accanto al Santuario vi è la “Casa del Padre” una struttura inizialmente utilizzata per i sacerdoti anziani, ora destinata anche ad anziani autosufficienti. E’ gestita dalle suore “Ancelle Francescane del Buon Pastore”; fu fortemente voluta dalla Madre Generale della Congregazione suor Teresa Napoli e da Padre Bonaventura Romani da Pavullo.
Oltre ai Padri Cappuccini già menzionati, è doveroso ricordare tra i tanti che hanno svolto opera pastorale al Santuario: Padre Cornelio che è rimasto 38 anni, Padre Corrado Ronzoni, Padre Arcangelo Panciroli, Padre Arnaldo (Leone) Pellesi, Padre Augusto Pierotti, Padre Marco Benassi, mons. Sergio Govi…e tralasciamo tanti altri.
Il 13 maggio 2008 è stato aperto il processo diocesano per la beatificazione del Servo di Dio Padre Raffaele da Mestre che, negli ultimi 4 anni della sua vita, ha prestato servizio ai piedi della Beata Vergine della Salute e la sua tomba è nel Santuario. Se la sua vita si potesse esprimere in numeri, scriveremmo: 50 anni di vita (1922-1972); 27 anni di sacerdozio; 33 anni di vita religiosa; 28 anni di malattia e 7 interventi chirurgici. Le camerette di Padre Raffaele, rimaste intatte dalla sua morte, ci parlano della santità di questo cappuccino le cui opere rimangono vive ed efficaci anche ora.
Presso il Santuario vi è anche la sede dell’O.F.S. che vanta tra i suoi fondatori il Terziario Francescano Servo di Dio Ing. Uberto Mori (1926-1989) che, con Padre Raffaele, ha dato vita ad opere missionarie, di carità e di pietà che sono tuttora in atto; terminato il processo diocesano, si attende che la Congregazione dei Santi si pronunci per il prosieguo del suo cammino verso gli onori degli altari.
Dal settembre 2011 la Fraternità è composta da fr. Alberto Scaramuzza, fr. Salvatore Ropa, da S.E. Mons. Germano Giuseppe Bernardini, Arcivescovo emerito di Smirne.